Coach: chi è, cosa fa (e soprattutto cosa non fa)
Le persone arrivano al coaching quasi sempre con una gran confusione in testa dettata da disinformazione oppure da informazioni sbagliate o distorte. Idee poco chiare su cosa sia il coaching, su cosa aspettarsi, su cosa dovrebbe accadere davvero in un percorso.
Mi rendo conto che la parola coach è usata per descrivere una miriade di altre professioni che ovviamente non riguardano il coaching. Consulenti, allenatori sportivi, mentor e anche counselor a volte. Ho deciso di scrivere questo articolo per fare chiarezza su chi è il coach, cosa fa in concreto, in che cosa consiste un percorso valido e soprattutto cosa non fa e non aspettarsi da un coach.
L’equivoco più grande sul coaching
L’equivoco più diffuso è pensare che il coach abbia la soluzione.
- Che sappia cosa fare e abbia la risposta in tasca.
- Che indichi la direzione giusta.
- Che dica dove stai sbagliando.
Quando una persona entra in coaching con questa aspettativa, il percorso difficilmente funziona perché il punto di partenza è sbagliato.
Il coaching non nasce per darti risposte.
Nasce per aiutarti a vedere e trovare le TUE risposte in base alle tue risorse, ai tuoi talenti, alle tue possibilità, ad un modo diverso di vedere cose, persone, situazioni e infine, aiutarti a trovare il tuo personale piano di azione...quello giusto per te!
Cosa succede quando la relazione è quella giusta
Quando una persona capisce che il coach non farà al posto suo, inizialmente cerca approvazione dal coach ed è qui che entra in campo il vero coach.
Il Coach non giudica, non dà pareri, non offre soluzioni facili e subito applicabili, ti fa capire che il percorso deve essere tuo e solo tuo e che lui è lì per te per ascoltarti, spesso in silenzio e darti l'opportunità di elaborare profondamente il problema, il blocco, l'atteggiamento, le emozioni. Ed qui che accade la magia...Il cliente si rilassa.
Non perché il problema sparisca, ma perché finalmente c’è uno spazio in cui può portarlo senza doverlo sistemare subito ma con i suoi tempi. Il coachee ha voglia di stare lì. Ha bisogno di quell’ora. Ha bisogno di parlare di sé, della propria vita, del proprio lavoro, soprattutto di ciò che non sta funzionando.
Non per lamentarsi, ma per guardarlo con più onestà e meno giudizio. Ed è qui che la "relazione" con il coach diventa facilitante, arricchente, propulsiva.
Cosa può fare un coach, se il cliente è consapevole
Quando una persona entra in coaching sapendo che:
-
non riceverà soluzioni pronte
-
non verrà giudicata
-
non verrà spinta dove non è pronta ad andare
il coach può fare molto, in particolare:
-
facilitare chiarezza dove prima c’era solo rumore
-
aiutare a riconoscere schemi che si ripetono
-
sostenere un processo di centratura e di scelta più lucida
-
creare uno spazio sicuro in cui fermarsi e guardare davvero
Il coach non prende in mano la tua vita. Tiene aperto lo spazio in cui puoi rimetterci mano tu.
Il coaching come spazio di riallineamento
Nel mio lavoro, il coaching diventa particolarmente efficace quando aiuta a:
- uscire da modalità automatiche e ripetitive di pensiero
-
centrarsi, rallentare e fare spazio
-
guardare con onestà ciò che non sta funzionando e che non fa sentire felici
-
lavorare su autostima e autoefficacia in modo concreto, attraverso scelte più consapevoli
-
riallinearsi alla propria unicità, invece di continuare ad adattarsi a ciò che “dovrebbe” andare bene
- riconoscere emozioni e farle diventare delle solide alleate
- ritrovare gratitudine, spinta motivazionale, progettualità
- fare ordine e chiarezza
Cosa un coach non farà mai (ed è qui il punto fondamentale del coaching)
- Un coach non dà soluzioni.
Perché una soluzione imposta non genera tranquillità, genera dipendenza e frustrazione. - Un coach non motiva a forza.
Perché la motivazione che dura nasce dall’allineamento, non dalla spinta. - Un coach non cura.
Il coaching non è terapia e non la sostituisce. - Un coach non si prende la tua responsabilità.
E proprio per questo ti restituisce potere.
Quando il coaching funziona davvero
Il coaching funziona quando:
- il cliente entra con il desiderio di guardarsi e lavorare su di sè
- la relazione è chiara e sicura
- c’è spazio per dire anche “qui non sta funzionando”
- funziona quando l’incontro non è una prestazione, ma un momento di verità e profondo ascolto
In conclusione
Il coaching non serve a diventare qualcun altro.
Serve a smettere di allontanarsi da sé.
Il coaching non ti cambia.
Ti aiuta a ricordare chi sei quando smetti di cercare risposte fuori.
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