Quanto è importante fare esperienza per conoscersi davvero?
Il potere della metafora nel coaching
Nella mia “cassetta degli attrezzi” da coach, la metafora occupa un posto d’onore. Non per teoria, non per moda. Perché è stata proprio una metafora a restituirmi la vista. E con essa, una profonda e definitiva consapevolezza. Non ero cieca nel senso letterale del termine. Eppure, in qualche modo, lo ero. Sapevo. Intuivo. Ogni tanto ci pensavo. Ma vedere è un’altra cosa. Visualizzare la mia metafora guida è stato potente, dirompente, impossibile da ignorare.
Imparare il coaching attraverso l’esperienza
Durante il mio percorso di formazione in coaching, una parte fondamentale dell’apprendimento era costituita dalle sessioni di allenamento tra colleghi: almeno due a settimana, una nel ruolo di coach e una in quello di coachee. Era l’unico modo per imparare davvero: allenare le domande, accompagnare una persona verso un obiettivo e, soprattutto, sperimentare sulla propria pelle la potenza degli strumenti. Gli abbinamenti venivano decisi dai formatori, senza possibilità di scelta. Ogni sessione andava tracciata, osservata e valutata. Un percorso rigoroso, profondo, trasformativo. Eppure, nel mio ruolo di coachee, c’era qualcosa che non funzionava. Non riuscivo a elaborare una metafora. Ed era strano, soprattutto per una persona creativa come me, abituata a immaginare, visualizzare, costruire mondi interiori.
Il mio coach, M.T., aveva intuito la mia unicità e provava spesso a guidarmi in quella direzione. Ma niente. Parlavo con lucidità di tutto, tranne che per immagini. Era come se lì ci fosse un blocco.
Quando una domanda apre una visione
Poi, durante una sessione specifica, arrivò la domanda.
“Se dovessi rappresentare questo tuo stato d’animo con una metafora, quale sarebbe? Tu come ti vedi?”
Non finì nemmeno di pronunciarla che accadde. La vidi.
Nitida. Improvvisa. Ineludibile.
E non fu semplice accoglierla, perché quella metafora parlava.
Anzi, urlava.
Diceva cose che avevo sempre saputo, ma che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare fino in fondo.
La consapevolezza che scuote e libera
Per la mia indole responsabile, corretta, centrata. Per il mio temperamento forte e risoluto. Avevo sepolto sotto strati di doveri, di cose giuste da fare, di atteggiamenti appropriati, parti di me che non avevano nulla a che vedere con la mia felicità. Nel tentativo di dare un senso a ciò che stavo vedendo, arrivò la scossa. Un pugno allo stomaco. E, insieme, una sensazione di libertà e leggerezza che non ricordavo più.
Dal silenzio iniziale alla chiarezza.
Dal gelo alla consapevolezza.
Dal mal di stomaco alla commozione.
Mi resi conto di quante cose facevo per abitudine, per quieto vivere, per dovere. Non per piacere. Non per scelta.
La mia metafora guida oggi
Da quel giorno, la mia metafora guida è sempre lì. La me che pensavo di conoscere – e che invece era un’altra persona – è davanti ai miei occhi, ogni giorno. E ogni giorno mi assumo la responsabilità di agire in modo coerente con ciò che ho imparato, per proteggere e salvaguardare quel tronco.
Il mio albero oggi è diverso. E quella metafora è un punto fermo nella mia vita. Tutto ciò che faccio, dico, scrivo e vivo è orientato alla rigogliosità: non solo della chioma, ma soprattutto del tronco. Potrei spiegare più nel dettaglio la mia metafora guida, ma non è semplice farlo per iscritto, né in modo così pubblico ma se vorrai cercare la tua, sarò felice di accompagnarti: raccontarla a voce è tutta un’altra storia.
La potenza trasformativa del coaching
Da una domanda semplice, da una metafora, può emergere un intero mondo. Il tuo sottomondo: quello che proteggi senza saperlo, ma che può rivelarti moltissimo su di te e sulla tua vita.
Se senti che è il momento di guardare davvero, io sono qui.
Ti leggo con piacere nei commenti
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